Dalla prima poesia su un quaderno alla pubblicazione della Wimy Series in self: viaggio nel cuore di un’autrice che ha trasformato la timidezza in forza narrativa
Ci sono storie che nascono da un’esigenza profonda: quella di capirsi, di esprimersi, di sentirsi meno soli. È il caso della Wimy Series, la saga Young adult della giovane autrice Laura Macaluso, voce sensibile del panorama self italiano. Con stile sincero e sguardo lucido sul mondo dell’autopubblicazione, Macaluso ci racconta il suo percorso: dall’esordio alla gestione della pubblicazione indipendente, passando per il rapporto con i lettori e le sfide dell’identità online.
Partiamo dall’inizio: come è nato il tuo desiderio di scrivere? C’è stato un momento in cui hai capito che volevi davvero fare questo nella vita, diventare una scrittrice? «Ho cominciato a scrivere da bambina, tra gli otto e i nove anni. Ricordo quel periodo con tanta tenerezza e un po’ di nostalgia. La sensazione che provavo prendendo carta e penna in mano era magica: scrivere mi veniva naturale come per i miei compagni era naturale correre e giocare. Io sono sempre stata timida e riflessiva, raramente mi buttavo al centro della scena, preferivo restare in un angolo a osservare tutto con attenzione, invece quando scrivevo mi sentivo libera e viva come non mai, riuscivo a esprimermi al 100%, sentivo che quello era il mio modo di comunicare con il resto del mondo, e allo stesso tempo di interpretarlo. Ho cominciato così, riempiendo quaderni su quaderni di poesie, filastrocche e racconti di ciò che mi succedeva o vedevo succedere. La mia maestra si era accorta di questa mia passione, amava leggere i miei temi a tutti dicendo che ero una piccola scrittrice. Poi, tra la prima e la seconda media, ho iniziato a progettare e a scrivere il mio primo vero romanzo. È stato allora che ho deciso che mi sarei impegnata con tutte le mie forze per diventare una brava scrittrice e dare vita a tutte le storie che avevo in mente»
Come è nata la Wimy Series?
«La Wimy series è nata all’improvviso, in un periodo in cui stavo già lavorando ad altre storie. Avevo circa 17/18 anni, quando nella mia mente è apparsa la scena del primo incontro tra Adam e Rebecca. Ho visto questi due personaggi litigare e ne sono rimasta affascinata. Mi sono chiesta: “Chi sono, e perché stanno discutendo?”. Nel giro di pochi minuti ho riempito un foglio a quadretti con quella che avrebbe potuto essere la loro storia. Ma, dal momento che stavo già lavorando ad altri progetti, è passato qualche anno prima che riprendessi in mano quel foglietto e decidessi di scrivere quel romanzo sul serio. Ero all’università e avevo appena scoperto l’esistenza di wattpad, così ho cominciato a scrivere la storia di Adam e Rebecca con l’idea di pubblicarla lì. Dopo pochi capitoli però ho deciso di togliere tutto dalla piattaforma e continuare a scrivere in solitudine. All’epoca non esisteva ancora la Wimy series, avevo in mente una dilogia, con il primo volume che raccontava l’ultimo anno di liceo e il secondo che mostrava cosa accadeva l’estate dopo il diploma, chiudendo tutte le questioni lasciate in sospeso. L’idea del terzo libro è arrivata dopo, quando ho cominciato a chiedermi cosa ne sarebbe stato dei miei personaggi dopo quell’estate, che genere di adulti sarebbero diventati. Successivamente, mentre editavo “L’anno in cui tutto è cambiato”, ho capito che dovevo trovare un nome per rendere la serie più compatta ma anche più facile da ricordare. La scelta del nome è stata fin troppo semplice, è sempre stato sotto i miei occhi. Tutto è nato da un incontro che ha cambiato ogni cosa, e da una canzone che racconta proprio quel momento lì, in cui tutto ha iniziato a cambiare».
Il primo libro della serie si intitola “L’anno in cui tutto è cambiato“: il protagonista, Adam King, si trasferisce in California per frequentare l’ultimo anno di superiori e viene catapultato nello scintillante – quanto fuori portata – mondo della Wharton High School. Qui incontra Rebecca Lawson, che sembra incarnare lo spirito stesso di quell’universo fatto di lusso e ipocrisia; eppure Adam intuisce rapidamente che la ragazza nasconde qualcosa e il tentativo di svelare questo mistero porta a conseguenze inaspettate per tutti.
Come descriveresti il progetto a chi non lo conosce?
«Se dovessi descrivere la Wimy series direi che è una storia di crescita, di rinascita e di trasformazione in cui chiunque può ritrovare qualcosa di sé. È la storia di un amore dolce e travagliato tra due ragazzi che non avrebbero potuto essere più diversi, eppure si sono scoperti simili. È il viaggio di un gruppo di adolescenti verso l’età adulta, ricco di prime volte, scelte difficili, prove da superare. È una storia che insegna a non aver paura dei cambiamenti e l’importanza di essere se stessi».
Come è cambiato il tuo modo di scrivere da quando hai pubblicato il primo libro?
«Più che il mio metodo, sono cambiata io. In questi anni sono cresciuta tantissimo come autrice e come persona, ho acquisito nuove consapevolezze che mi hanno resa più “saggia” e competente. Per esempio, prima faticavo a riconoscere i miei difetti al primo colpo, oggi invece mi rendo subito conto di quando tendo a essere troppo prolissa o ridondante, e vi pongo rimedio durante la stesura stessa, senza aspettare la revisione o l’editing vero e proprio. Il lato negativo è che cancello e riscrivo in continuazione, ma questo significa che il lavoro di editing e revisione poi sarà più facile (in teoria!)».
Hai riti o abitudini a cui non rinunci mai quando scrivi?
«Non ho particolari abitudini, ma posso dirti che amo scrivere soprattutto la mattina. Una curiosità è che sono una scrittrice senza la sua scrivania: scrivo dove capita, in vari angoli della casa».
Hai scelto la strada dell’autopubblicazione. Come è stata questa esperienza, cosa ti ha spinta a intraprendere questa direzione?
«La spinta decisiva in realtà è arrivata dalla pandemia. In quel periodo era tutto fermo, perciò per me non aveva senso tentare la strada dell’editoria tradizionale e ho cominciato a informarmi riguardo al self-publishing. Dopo aver raccolto più informazioni possibili, ho capito che quella era la strada giusta per la mia storia. Non è stato facile, ma sono contenta di aver preso questa decisione».
Quali sono, secondo te, i pro e i contro dell’autopubblicazione rispetto all’editoria “tradizionale”?
«Oggi per fortuna ci sono molti meno pregiudizi nei confronti dei romanzi auto pubblicati e ne sono felice. Il self-publishing ti permette di avere il controllo totale sui tuoi libri, non devi scendere a compromessi per quello che riguarda il loro contenuto o la copertina. Mi piace l’idea di poter prendere le mie decisioni senza condizionamenti esterni, senza sentire l’obbligo di adeguarmi alle mode del momento. Il lato negativo è che il carico di stress, lavoro e responsabilità è tutto sulle tue spalle, e bisogna imparare a gestire queste emozioni senza lasciarsi sopraffare. Per quanto riguarda l’editoria tradizionale invece, penso che il vantaggio più grande sia quello di poter contare su una maggiore visibilità (e poi immagino che potendo fare affidamento sul team di una CE ci si senta meno “soli” prima e dopo la pubblicazione)».
Quali competenze hai dovuto sviluppare oltre alla scrittura, dalla grafica alla gestione degli store, al marketing?
«A parte quelle che hai già citato, ho continuato ad allenare le mie capacità di scrittura e analisi critica del testo, in modo da migliorare il mio stile sotto ogni aspetto. Mentre, per quanto riguarda il lato promozionale, ho imparato a usare diverse app per realizzare contenuti capaci di trasmettere le vibes del mio libro e di comunicare con eventuali futuri lettori. Ma sto ancora imparando».
Quanto conta oggi per un’autrice sapersi muovere online e come vivi tu in prima persona il rapporto con i social?
«È fondamentale. Al giorno d’oggi essere presenti online, avere un’identità forte e riconoscibile, saper comunicare attraverso i social è importantissimo. Io stessa amo seguire le autrici che stimo di più, è un modo per conoscerle meglio e approfondire il dietro le quinte dei loro romanzi. Senza dubbio imparare a usare i social è stata la sfida più difficile per me. Come dicevo prima, sono una persona molto timida e introversa, preferisco che siano le mie storie a parlare al posto mio, e
questo spiega come mai in quattro anni non sia riuscita a fare chissà quali progressi. Con il tempo mi sono resa conto che non sono capace di fare strategie: sono una persona molto spontanea e di cuore, perciò alla fine ho semplicemente deciso di essere me stessa e cercare di arrivare alle persone per quello che sono».
Hai una community affezionata. Com’è il tuo rapporto con i follower?
«Lo vivo come un dono, immenso e inaspettato. Con il mio carattere così timido e riservato ho sempre avuto molte difficoltà a stringere amicizie. Aggiungiamoci il fatto che a causa delle mie passioni sono sempre stata giudicata quella strana, ed è facile capire come mai spesso mi sia sentita sola e totalmente fuori posto. Se la me del passato vedesse la piccola community che sono riuscita a creare su Instagram probabilmente penserebbe che si tratti di uno scherzo. Sono grata a ogni singola persona che ogni giorno segue e interagisce con i miei contenuti, che siano storie o post, ma soprattutto sono infinitamente grata a ogni singola persona che, pur avendomi conosciuta solo attraverso uno schermo, non esita a farmi sentire il suo sostegno o a leggere qualcosa scritto da me. Mi sembra incredibile aver trovato tante persone affini a me, o interessate a quello che scrivo. A volte temo di apparire un po’ sdolcinata, ma ogni volta che sento di arrivare davvero a qualcuno, di essere riuscita a comunicargli qualcosa, mi si riempie il cuore di una felicità immensa. Finalmente dopo tanto tempo non mi sento più così sola e fuori posto. Voglio un gran bene a tutti e spero sempre di non deluderli, di meritarmi il loro affetto e la loro fiducia».
Qual è, secondo te, l’errore più comune che commette chi si approccia alla promozione da indipendente?
«Non saprei. Penso che gli autori più “fastidiosi” siano quelli che pensano solo a vendere il proprio libro, senza curarsi dei lettori, dei loro desideri, dei loro bisogni. A loro importa solo registrare vendite, non pensano a creare un vero canale di comunicazione, di conseguenza il loro modo di promuoversi sarà sempre freddo, meccanico, ripetitivo e unidirezionale, nel senso che si preoccupano solo di quello che vogliono ricevere piuttosto che di quello che potrebbero dare. Per il resto, non mi sento in grado di offrire consigli, perché io per prima non sono esattamente un’esperta nell’arte della promozione».
Che rapporto hai con piattaforme come Wattpad?
«Al momento non ne usufruisco, né come lettrice né come scrittrice, ma penso sia una buona opportunità per chi desidera mettersi alla prova e cercare un contatto diretto con i propri lettori. È sicuramente un ottimo modo per farsi conoscere e per crescere grazie ai pareri degli altri».
Puoi darci qualche spoiler sui tuoi progetti futuri? So che ci sono nuove storie in arrivo.
«La mia prossima pubblicazione sarà uno spin-off de “L’anno in cui tutto è cambiato”. QSLS racconta la storia di Kyle e Sydney, rispettivamente i migliori amici di Adam e Rebecca. Ma è molto più di un semplice romance, il tema dell’amicizia è importante tanto quanto la relazione d’amore tra i due protagonisti. È una storia in cui ho messo tanto di me e delle mie esperienze passate, io stessa non mi aspettavo di riversare così tante emozioni tra queste pagine. La novità è che questo libro potrà essere letto anche da chi non ha già recuperato il primo volume della WIMY series! Per questo la stesura mi ha richiesto più tempo del previsto: QSLS potrà essere letto anche senza aver letto prima “L’anno in cui tutto è cambiato”, ma allo stesso tempo rappresenta un tassello fondamentale all’interno della WIMY series. Ci sono altri progetti in lavorazione, ma in questo momento mi sto concentrando soprattutto sulla WIMY series. Non voglio far attendere troppo chi aspetta di scoprire come proseguirà la storia».
L’ultima domanda: qual è il consiglio che avresti voluto ricevere all’inizio del tuo percorso?
«”Non avere fretta. Le persone tendono a guardare solo il risultato finale, ignorando il processo che c’è dietro, ma ogni fase del percorso è importante, e bruciare le tappe non serve a nulla. Non devi dimostrare niente a nessuno se non a te stesso. Ricorda perché scrivi e cerca di non dimenticarlo”. Può sembrare banale un consiglio del genere, ma il mondo editoriale può diventare una giungla se inizi a fare confronti con gli altri e ti lasci distrarre dai numeri (di follower, di like, di copie vendute, ecc…). È importante tenere sempre bene a mente quali sono le cose che contano davvero, come una bussola preziosa capace di farci tornare in carreggiata quando la vita ci porta fuori strada».
In un mercato editoriale in continua evoluzione, la testimonianza di Laura offre uno sguardo lucido e concreto sul percorso del self-publishing. Dalle prime parole scritte da bambina al successo di una serie diventata punto di riferimento per una community affezionata, il suo racconto è un esempio di come passione, competenza e autenticità possano trasformare un sogno in un progetto solido e riconoscibile. Con la Wimy Series e i prossimi romanzi in arrivo, Macaluso continua a costruire il proprio spazio nel panorama narrativo contemporaneo, restando fedele a una visione personale della scrittura: profonda, curata, sincera.
