Recensioni

La catastrofica visita allo zoo

Un romanzo breve che fa riflettere e sorridere, destinato a un pubblico giovane ma sorprendentemente riuscito anche per i più grandi

Siamo lontani da Harry Quebert e dai suoi drammi vertiginosi, ma se ci si libera delle aspettative che il nome di Joël Dicker inevitabilmente richiama, La catastrofica visita allo zoo rivela tutta la sua forza: un gioiellino narrativo, lieve e sorprendente, capace di incantare anche i lettori più adulti.

Dicker, maestro dei romanzi fiume e degli intrecci mozzafiato, questa volta cambia registro. Niente omicidi, nessun colpo di scena da togliere il fiato. Al loro posto, piccoli drammi quotidiani, raccontati con una voce infantile che fa sorridere, commuove e – inaspettatamente – fa pensare. La narrazione è serrata, ritmata come una catena di micro-crisi all’interno di un’aula scolastica che culminano in quella famigerata visita allo zoo.

A raccontare la storia è Joséphine, una bambina “speciale”, la cui voce autentica e imperfetta regala al lettore una serie di visioni tragicomiche dell’anno in cui ha dovuto lasciare la sua classe protetta per unirsi a quella dei bambini “normali”. È lei a restituirci, con sguardo limpido e ironico, le disavventure di un gruppetto di bambini neurodivergenti che si ritrovano improvvisamente in un mondo – quello della scuola pubblica – che li osserva, li misura e spesso li fraintende.

L’indagine che i piccoli mettono in piedi per scoprire cosa sia davvero successo alla loro vecchia scuola ha tutte le caratteristiche di un giallo: è un gioco, certo, ma uno di quelli serissimi, in cui non si cerca solo un colpevole, ma soprattutto un senso. Un tentativo tenero e disperato di dare ordine all’assurdo mondo degli adulti, con le sue regole incomprensibili e le sue logiche spesso ingiuste.

Quella di Joséphine è una fiaba moderna. Parla di inclusione, democrazia, responsabilità e disillusione con un’ironia gentile, priva di moralismi. I bambini, d’altronde, sono più vicini alla verità di quanto lo siano al compromesso. E Joël Dicker lo sa. Ci costringe a guardarci da fuori, a domandarci cosa penserebbe di noi il bambino che siamo stati. Ci troverebbe all’altezza? Ci riconoscerebbe?

La catastrofica visita allo zoo è un gioco narrativo, sì, ma dietro la sua superficie semplice si nasconde una profondità fatta di strati: alcuni buffi, altri scomodi, tutti pieni di spunti. Uno su tutti: perché la minoranza rumorosa – quella del bullismo e dell’arroganza – riesce sempre a sovrastare la maggioranza silenziosa che abbassa lo sguardo per non disturbare?

Un libro che si legge in un pomeriggio, ma che resta addosso molto più a lungo.

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