Wattpad, IA, e quel mondo assurdo e infernale che sono i social media: quando scrivere significa più lavorare con il contorno che far scorrere davvero le dita sulla tastiera
In linea puramente teorica per scrivere un libro occorre avere un’idea, buttarla giù (con carta e penna nel mio caso), dargli coerenza con uno schema ben fatto e poi poggiare le dita sulla tastiera e scrivere, appunto.
E invece no.
Non è solo la difficoltà del rapportarsi con il mondo dell’editoria a costituire una trappola per l’aspirante autore: nella selva oscura in cui ci si addentra seguendo la stella polare del “voglio fare lo scrittore” ci si imbatte in altre fiere altrettanto pericolose, forse persino di più. I social media e gli algoritmi di intelligenza artificiale.
Il problema può essere racchiuso in un contenitore più ampio, per quanto non risolutivo: l’autopromozione. Nel 2025 (ma è un pezzo che è così) non basta aver scritto qualcosa, bisogna anche esser capace di farsi conoscere. E per farsi conoscere non ci sono altri mezzi disponibili che non passino per i social media: Instagram e TikTok perlopiù. Voglio dirlo con chiarezza: se la piattaforma di Meta è l’anticamera, TikTok è senza alcun dubbio l’inferno.
Mi rendo conto che possa sembrare un discorso da boomer, forse lo è. Sono una millennial basic e per quanto io viva contornata da GenZ nulla può cancellare questa verità. Però non posso che notare con una certa stupefatta angoscia che, all’entrare in territorio TT, anche persone che nella vita reale sono più o meno normali e mediamente intelligenti diventano, fondamentalmente, cretine. Ma perché? Perché adattarsi a un social al punto da farsi snaturare?
Gli esempi positivi ci sono, naturalmente. Il primo che mi viene in mente è Heloola, piattaforma che peraltro adoro gestita da due donne meravigliose (vi consiglio di approfondire, i libri mensili che consigliano sono sempre delle perle, li ho letti praticamente tutti sempre su loro indicazione e non mi sono mai pentita). Ma potrei parlare anche di Meg della Biblioteca di Daphne, o dei Paperwalls; però sono esempi rari, che attraversano la notte fitta di TikTok come una cometa e poi lasciano accecati e privi di prospettive nel rendersi conto di quanta barbarie ci sia nella fossa, laggiù.
Basterebbe non andarci, potreste farmi presente. Avete ragione. Se non che si torna al punto iniziale e cioè: un’aspirante autrice oggi deve farsi conoscere. Non basta saper scrivere, bisogna anche sapersi promuovere. Bisogna costruire un’identità social.
Ma perché, la mia identità reale non basta?
No, bisogna avere una brand identity e costruire una community, creare contenuti che vengano approvati dall’algoritmo per poter entrare nel feed giusto.
Che fatica.
Il problema vero è che poi uno per riuscire a star dietro a tutta questa roba finisce a sprecare giornate intere – giornate in cui quindi non scrive nemmeno una parola, va da sé – nel tentativo di capire cosa, come e quando postare sui vari social media per tentare di farsi conoscere; mica per diventare famoso, eh. Solo per avere la possibilità di essere visto quel tanto che basta a poter fare la famosa, ansiolitica, deprimente, autopromozione.
Instagram mi diverte, devo dire la verità. Sarà che l’ho usato di più, l’ho visto trasformarsi, l’ho usato come piattaforma di sperimentazione all’università. Ma credo sia anche questione di bolla social. Cioè, il “mio” Instagram è bellissimo. È il mondo che vorrei anche fuori dalle finestre di casa. Pieno di gente attenta a temi importanti, gente che va a votare e invita gli altri a farlo, che scende in piazza per i diritti civili, per i diritti dei lavoratori, che non si perde un pride, che fa sensibilizzazione. Una bolla che mi restituisce un po’ di fiducia in questo mondo – benché io sia perfettamente consapevole che di questo si tratti, una bolla e basta.
Eppure faccio fatica anche lì, perché di fatto, come già dicevo in altre occasioni, il social media management è un lavoro. E non è il mio lavoro. Io faccio dell’altro. Io sono qui perché so scrivere (quando più quando meno). Se ognuno tornasse a fare il proprio mestiere non sarebbe tutto estremamente più semplice?
Nel calderone di strumenti che bisogna inserire nella borsa degli attrezzi di uno scrittore ci sono anche – a mio modo di vedere – Wattpad e l’IA.
Il primo è una piattaforma di scrittura e lettura online dove chiunque può pubblicare storie e leggere gratuitamente quelle degli altri. Di fatto, un altro dannatissimo social media, però con degli evidenti pregi: dà uno spazio coperto da copyright in cui pubblicare delle storie inedite e, ancora meglio, permette di pubblicare a puntate.
Quando ero adolescente io adoravo EFP. Ve lo ricordate? Il sito di fanfiction. Ne scrivevo a bizzeffe (soprattutto romance, soprattutto Dramione, non scendo ulteriormente nei dettagli) e una cosa che amavo molto era proprio l’interazione diretta con i lettori, che commentavano capitolo per capitolo.
Per questo Wattpad mi piace. Uno scrittore deve generalmente aspettare che il libro venga pubblicato (e riesca a raggiungere uno scaffale, cosa per niente banale) prima di poter avere un qualche scambio con un lettore “esterno” alla sua cerchia, invece su Wattpad questo problema viene del tutto scavalcato. I lettori sono a “portata di mano” e l’interazione è immediata.
Sempre ammesso di riuscire a raggiungerli i lettori. E qui casca l’asino, perché qui entra in gioco l’algoritmo, governato da un’intelligenza artificiale che bisogna aver studiato per poter comprendere. E quindi di nuovo metti via la penna, riduci a icona il foglio word, perché tanto anche oggi abbiamo altro da fare rispetto allo scrivere.
Non si finisce mai.
Wattpad è un grande palcoscenico digitale, ma è anche un ecosistema narrativo in cui convivono scrittori esordienti, sognatori, fanfiction su Harry Styles e titoli come My Bad Boy Vampire Alpha. È una giungla. Sono gli Hunger Games. Ritagliarsi uno spazio è complesso, bisogna aggiornare spesso e “beccare” i lettori giusti, possibilmente senza snaturarsi, perché anche qui, proprio come su TikTok (peraltro le due piattaforme sono indiscutibilmente legate) si corre il rischio di inseguire una chimera. Adattarsi a ciò che su Wattpad tira di più per avere la possibilità di essere visti e quindi letti.
Ma, torno a chiedermi, ha senso? Se poi ciò che scrivi non ti piace davvero perché lo hai costruito artificialmente solo per rispettare un certo canone? E altresì ha senso scrivere e pubblicare qualcosa che ti rispecchia di più ma che non ha pubblico, perché non sei sceso a compromessi magari, oppure perché non hai saputo fare la giusta autopromozione, farti ben valutare dall’algoritmo oppure – santi numi – seguire il giusto trend su TikTok?
Ai posteri l’ardua sentenza.
