Recensioni

Teddy

Cosa si nasconde oltre la facciata di perfezione della famiglia Maxwell? Giocando sulla sinergia tra scrittura e disegni infantili macabri, Rekulak ci regala un romanzo a metà tra thriller e horror che lo stesso Stephen King ha dichiarato di “amare”

Poche cose sono spaventose quanto i disegni macabri dei bambini. È uno degli elementi più disturbanti delle storie del genere horror: il bambino rappresenta l’innocenza ed è veicolo di messaggi di purezza, per questo spesso si sente dire che la “voce della verità” è quella dei più piccoli. Ma se quella voce racconta cose che i grandi non vogliono ascoltare, ecco che la storia dell’orrore è già cominciata. Lo dimostra bene Teddy, il romanzo di Jason Rekulak edito da Giunti nella collana M, e illustrato da Will Staehle e Doogie Horner.

Mallory Quinn è una ex tossicodipendente 21enne ed è pulita da 18 mesi. Di cose spaventose nella sua vita ne ha viste parecchie e quando arriva l’occasione di riscatto, un lavoro come tata in un quartiere benestante di Spring Brook, in New Jersey, le sembra che la vita abbia ricominciato a sorriderle. Il bambino a cui deve badare ha cinque anni e si chiama Teddy Maxwell. È l’unico figlio di Ted e Caroline, che sembrano proprio i genitori perfetti: giovani, gentili, belli, caritatevoli; Teddy è la cosa più preziosa che hanno al mondo ma scelgono di affidarlo a Mallory benché consapevoli dei suoi trascorsi con la droga perché credono che una persona possa cambiare e recuperare e che tutti meritino una seconda possibilità. La giovane combatte il proprio senso di inadeguatezza e permette al seme della speranza di sbocciare, a maggior ragione visto il legame che subito instaura con il bambino. Teddy è solare e fantasioso, ama disegnare e riporta su carta con i suoi pastelli colorati tutto ciò che vede. E che non vede.

Oltre il velo di perfezione in cui è avvolta la casetta “di pan di zenzero” dei Maxwell, Mallory comincia a notare che qualcosa, nella vita del bambino, non è affatto come dovrebbe essere. Ted ha un’amica immaginaria che chiama Anya e dice di vederla sempre al suo fianco: ma quando la disegna, Anya è spaventosa. Ha le orbite vuote, la bocca contratta in un urlo silenzioso, e sembra a tutti gli effetti un fantasma. O un cadavere. Quando Teddy comincia a disegnare scene sempre più cupe, man mano che l’estate avanza, i timori di Mallory si fanno sempre più reali: le immagini sono troppo reali e sembrano narrare una storia che un ragazzino non dovrebbe conoscere. Perché nessun bambino di cinque anni dovrebbe sapere come si seppelliscono i cadaveri.

Teddy è un crescendo di tensione che carbura bene grazie alla sinergia tra la scrittura semplice, lineare, e la forza espressiva dei disegni che inframezzano le pagine, spaventosi e incantevoli al contempo. Il romanzo tiene il lettore incollato alle pagine fino all’imprevedibile finale, in una corsa al cardiopalma che lascia col fiato spezzato e il cuore in gola. È un thriller con elementi horror che si basa su una trama avvincente e offre un cocktail di emozioni genuine, grazie anche ai personaggi ben strutturati a cui il lettore riesce ad affezionarsi e che acquisiscono una loro veridicità mano a mano che Rekulak ne svela lati inediti. È impossibile sapere, fino a quando verrà girata l’ultima pagina, se quel sapore acre di paranormale è reale o immaginario, e sono aperte le scommesse per determinare chi è buono e chi è cattivo, chi mente e chi dice il vero. Perché quando si parla di mente umana il confine tra ciò che è reale e ciò che non lo è è davvero molto sottile.

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