Recensioni

Carmilla

Il capolavoro di Le Fanu che con Carmilla, la capostipite dei vampiri, ha riscritto i termini del romanzo gotico e ha segnato tutte le generazioni a venire

Quando si parla di vampiri, l’immaginario comune si incendia come paglia al fuoco: sono forse le creature immaginarie più sensuali, più seducenti, più cattive e più mainstream che esistano. È davvero difficile trovare qualcuno, che sia un lettore forte o meno, che non ami o non abbia amato in un passato più o meno prossimo la figura del vampiro: ammaliante ed erotica, crudele e pericolosa, è in grado di risvegliare i sensi persino del più cinico degli avventori, del più pragmatico degli storici, del più bigotto dei moralisti. Il vampiro scatena attrazione e repulsione da ben prima che Edward Cullen e la sua famiglia ci rubassero il cuore con la Twilight Saga ma, se state pensando a Dracula come capostipite, devo purtroppo dirvi che siete in errore. Qualche anno prima che Bram Stoker desse i natali al Conte più celebre di tutti i tempi, nel 1897, un altro scrittore oggi un po’ meno conosciuto scriveva un romanzo breve intitolato Carmilla. Lui si chiamava Joseph Sheridan Le Fanu, correva l’anno del Signore 1872 e Carmilla non solo era una protagonista donna in un’epoca in cui le donne perlopiù si preoccupavano del mercato matrimoniale e di figliare, ma addirittura era una vampira femmina, una creatura ammaliante dotata di una bellezza eterea e di una insolita aggressività, permeata da un velo incostante di malinconia, elegante, ricercata, che tra le pagine del libro di Le Fanu attrae e si nutre del sangue di giovani fanciulle innocenti.

Se cogliete nelle mie parole il doppio senso è perché c’è: la storia di Carmilla è intensamente erotica seppur di un erotismo differente da quello a cui siamo abituati oggi; non c’è pornografia tra le righe di Le Fanu ma non per questo manca quella maliziosa sensazione di spilli che percorrono la pelle e accendono la mente. Si potrebbe quasi parlare di “storia arcobaleno”, perché la controparte di Carmilla, la narratrice della storia, è la giovane Laura: una ragazza inglese che è l’emblema della castità, della purezza, dell’ingenuità, e che viene suo malgrado travolta da quell’uragano emotivo che è Carmilla, finendo per sentirsi nei suoi confronti tanto attratta, in qualsivoglia senso, quanto respinta, perché ciò che Carmilla è la spaventa tanto quanto ciò che per Carmilla prova. Anche il contesto in cui la storia si dipana è intrigante: un castello arroccato nelle foreste della Stiria, solitario e silenzioso, dalle vibes gotiche; qui Laura vive con suo padre, i domestici, le governanti, e qui conosce Carmilla, quando la carrozza su cui quest’ultima viaggia ha un incidente proprio davanti agli occhi della famiglia di Laura, che prestano soccorso. Così la storia ha inizio: la presenza di Carmilla finisce per assorbire completamente la quotidianità di Laura e il centro del suo universo si sposta, il suo mondo inizia a girare come se fosse Carmilla il suo centro di gravità. Ma la straniera sparisce ogni notte, si sveglia a giorno inoltrato, a tratti è amorevole e a tratti aggressiva, somiglia inquietantemente alla contessa che 200 anni prima era signora di quelle terre. E intanto, al villaggio, le ragazze si ammalano e muoiono, la stessa Laura si sente di giorno in giorno sempre più debole: riesce a intuire che Carmilla ha un ruolo in tutto questo ma non riesce a staccarsi da lei, farne a meno sembra ormai impossibile, in un crescendo di tensione, sentimento e paura che porta il lettore con il cuore alto fino alla fine di un romanzo così intenso e sovversivo da esser stato non solo una pietra miliare del genere gotico ma anche il seme da cui è germogliata e poi fiorita una branca della letteratura, quella dedicata ai vampiri e ai loro cugini, che ancora oggi non smette di mietere – in modo davvero seducente – vittime.

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