Recensioni

Blackwater Saga

Una saga familiare lunga quasi cinquant’anni, in cui si intrecciano elementi storici e horror: la storia della famiglia Caskey incanta e spaventa, sullo sfondo degli Stati Uniti all’apice della loro potenza

Si potrebbero scrivere libri interi sul concetto di famiglia e non riuscire comunque a spiegarlo efficacemente. “Famiglia” è forse il luogo in cui si nasce, ma anche quello in cui si cresce, in cui si approda, è una meta ma anche un viaggio, una destinazione ma anche un sogno; spesso, la famiglia può essere un incubo. E talvolta non è null’altro che una sequela di nomi con poca importanza in un registro all’anagrafe. “Famiglia” è tradizione ma anche innovazione, famiglia è dove il cuore riposa ma spesso anche l’incubatore in cui crescono pregiudizi e insofferenze. Per Michael McDowell, “famiglia” è soprattutto un luogo “dove si nascondono i segreti”. Si potrebbe riassumere così la saga di Blackwater, che racconta in 6 volumi (splendidamente curati dalla casa editrice Neri Pozza, con le straordinarie copertine di Pedro Oyarbide) la storia della famiglia Caskey, ambientata nella cittadina di Perdido, in Alabama, negli anni compresi tra il 1919 e il 1960. McDowell è stato uno dei più famosi autori e sceneggiatori statunitensi, celebre per capolavori come Nightmare Before Christmas e Beetlejuice: è morto nel 1999, prima di aver compiuto 50 anni. La saga di Blackwater è stata la sua prima pubblicazione italiana: a gennaio è uscito, sempre per Neri Pozza, l’horror Gli aghi d’oro.

Il Blackwater che dà il titolo alla saga è anche il nome del fiume che attraversa l’Alabama: l’acqua nera scorre e trascina con sé i Caskey, ma anche il lettore, la storia stessa sembra scivolare via sulle sue acque, dal primo dopoguerra alla grande depressione, fino alla Seconda Guerra Mondiale e a tutto ciò che ne è conseguito. I fiumi sono il cuore pulsante della saga, perché l’acqua rappresenta la vita ma anche la morte: la storia inizia con un’inondazione che spazza via la cittadina di Perdido. I Caskey, la famiglia più influente della città, si prodigano duramente per aiutare gli abitanti colpiti dall’alluvione e, proprio mentre lavora per sgomberare gli edifici allagati, l’erede Oscar incontra una ragazza misteriosa: Elinor Dammert. Fin da subito la sua presenza in quell’albergo allagato incute ansia e timore, appare chiaro anche al lettore più inesperto che Elinor nasconda dei segreti; eppure è impossibile non esserne affascinati: Elinor non ha documenti e la sua storia è torbida come le acque rosse del Perdido, eppure in breve tempo diventa parte integrante della famiglia Caskey e della società, un punto di riferimento sempre più forte per tutti, e una grande spina nel fianco per la matriarca della famiglia, Mary-Love. L’astio tra le due donne è immediato, profondo, viscerale e semplice da spiegare: si contendono il potere su una famiglia in cui sono le donne a farla da padrone, a guadagnare la scena e a rivelarsi decisive per le sorti della famiglia. Man mano che la storia va avanti si ha la sensazione di immergersi sempre più profondamente nelle acque del Perdido, di correre incontro a quel gorgo con il Blackwater in cui così tante vite sono state spezzate: il racconto è intenso, lento e a tratti più repentino, l’horror c’è e coglie quasi sempre di sorpresa, si fonde con la storia in un intreccio che diventa un mix perfetto tra storico e fantastico, come se la Storia stessa avesse indossato un abito gotico. Il Sud degli Stati Uniti con tutta la sua complessità fa da sfondo a una saga familiare che attrae e spaventa il lettore che, voltata l’ultima pagina, avrà la sensazione di avvertire sulla lingua il sapore acre dell’acqua fangosa del Perdido.

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