Interviste

Nozze da fiaba

Sposarsi è per molte persone un sogno che si avvera. Ma uno stesso sogno può avere tante cornici differenti e a volte il viaggio è più magico della traversata in abito bianco

Ad ognuno la sua favola e ad ogni favola i suoi protagonisti. Potremmo riassumere così tutto il favoloso, ipnotico, sfavillante carrozzone del matrimonio, che è come un film che ha sempre la stessa trama eppure che si sviluppa sempre in modo differente. D’altronde non esiste essere umano che sia esattamente identico a un altro e dunque non esiste un solo modo per vivere il “giorno più bello” della propria vita. Se è vero che esistono infinite varianti per le celebrazioni delle nozze e che tutte sono belle, bisogna pur riconoscere che alcune più di altre sono capaci di infrangere i cliché, trasformare il matrimonio in un’avventura e “anticipare” per certi versi un momento forse ancora più magico: la luna di miele. Stiamo parlando della formula del “Destination Wedding” che abbiamo approfondito con Daniela Gafforelli, wedding planner e titolare dell’agenzia il Velo e il Cilindro Wedding & Event Planner di Milano.

Che cos’è il Destination Wedding?
«Nella pratica, parliamo di Destination Wedding ogni volta che gli sposi scelgono di celebrare le nozze in un luogo diverso rispetto a quello in cui abitano. Le motivazioni sono le più svariate e così anche le destinazioni: c’è chi vuole tornare nel proprio Paese d’origine, o nella propria regione di appartenenza, c’è chi ha un posto del cuore oppure chi associa un determinato luogo alla sua storia d’amore. In generale comunque ogni volta che ci si allontana almeno di 200, 300 chilometri da casa, si parla di Destination Wedding».

Come vi approcciate a queste coppie, qual è la “prassi” nel vostro lavoro?
«La prassi cambia a seconda che i clienti siano italiani oppure stranieri ma la prima cosa in tutti i casi è capire chi si ha davanti. C’è una base comune: il sogno. Per gli stranieri venire a sposarsi in Italia è un sogno incredibile, come per un italiano andare chessò alle Maldive. Per alcuni è un ritorno alle radici perché magari hanno antenati italiani ma per la maggior parte è semplicemente un luogo da sogno con una sua vena poetica che reputano bellissima. Devo dire che gli stranieri spesso hanno maggiore considerazione del nostro Paese rispetto a noi, che tendiamo a darlo più per scontato. In questo caso il matrimonio nella cornice dello Stivale diventa la realizzazione del sogno di una vita».

Spesso anche i Vip fanno una scelta di questo tipo, vero? Mi viene in mente Clooney.
«Esatto. Noi non abbiamo quel target, in genere i Vip si affidano ad agenzie internazionali. Proprio Clooney quando ha deciso di sposarsi ha scelto un’agenzia italo-londinese con sede a Londra per organizzare. Le star hanno un loro entourage, vale la stessa cosa per Madonna quando organizza i suoi super party in Italia. Noi seguiamo perlopiù coppie con un budget medio alto: bisogna considerare il fatto che un matrimonio è sempre un evento costoso, a maggior ragione se ci si allontana da casa».

Quali sono le mete più richieste?
«Bisogna fare un distinguo. Gli stranieri adorano la Toscana, è quasi sempre la prima richiesta di tutti. Al secondo posto viene la Costiera Amalfitana, molto amata, e poi i laghi. In primis il Lago di Como, richiestissimo, ma siccome poi ci si rende facilmente conto che è una location ahimé per pochi, allora si vira su altri laghi, generalmente quello di Garda. Gli italiani invece sono molto attratti dal mare: perlopiù si spostano quelli che hanno già origini meridionali e tornano a casa per la celebrazione del matrimonio ma non mancano anche quelli che scelgono semplicemente la location, e quindi le macroaree sono Toscana, Sardegna, Sicilia, qualcuno Puglia».

Vi capita di lavorare con italiani che vogliono sposarsi all’estero?
«Non facciamo matrimoni all’estero, però ci sono agenzie italiane che se ne occupano, sì. Tra l’altro è sicuramente una scelta che mi sento di consigliare: per organizzare un matrimonio all’estero è necessario appoggiarsi a un’agenzia interna, a qualcuno che parli la propria lingua e che sappia fare da tramite nel modo corretto con i fornitori in loco. Gestire le trattative in lingua può essere davvero molto complesso e poi consideriamo sempre la diversità di usi e costumi! Può sembrare banale ma ad esempio, se ci si vuole sposare a New York bisogna tenere in considerazione il fatto che lì i ricevimenti sono organizzati negli alberghi, non esistono ville in affitto, il modus operandi è proprio diverso rispetto a un matrimonio italiano. Un altro esempio: se si sceglie di sposarsi a Bali, ci sono caratteristiche completamente diverse rispetto a quelle italiane, anche nella preparazione dei documenti, nelle procedure da rispettare. Insomma, bisogna affidarsi a un esperto o si rischia di trasformare il sogno in un vero incubo».

Abbiamo parlato di bellezza paesaggistica e ritorno alle origini: quali sono le altre motivazioni alla base del Destination Wedding, nella tua esperienza?
«Beh sicuramente un matrimonio lontano da casa è un’avventura, un modo per allontanarsi dal cliché, differenziarsi rispetto a ciò che fanno tutti. Alcuni amano anche l’idea di regalare un’esperienza alle persone care, agli invitati, oppure di portarli in un posto importante per loro. Alla base c’è il pensiero “ti porto con me perché tu possa conoscere e godere insieme a me di un luogo che ritengo magico”. Molto fa, come accennavo prima, l’attrazione dell’elemento acqua: sposarsi vicino al mare è un grosso motore per chi ha la possibilità di allontanarsi da casa per celebrare le nozze».

Può essere anche un modo per tagliare gli invitati?
«Può esserlo certo: di fatto se ci si sposa a 800 chilometri di distanza da casa la lista si snellisce rapidamente, non tutti possono permettersi (né hanno voglia!) di affrontare un viaggio per un matrimonio. Però nella mia esperienza non è una motivazione così vincolante. Penso dipenda dal target: chi si rivolge a un professionista, a un wedding planner, è già una persona indipendente, non solo dal punto di vista economico ma anche proprio emotivo. Le coppie che scelgono un’agenzia sono coppie che hanno già deciso di non volere l’ingerenza della famiglia e quindi sono, tendenzialmente, persone che non hanno problemi a tenere ben ferme le redini del matrimonio e che sanno con precisione chi vogliono e chi non vogliono tra gli invitati. È scongiurato perciò il problema dell’invitare il “cugino di quarto grado” per far felice nonna, ecco». 

In qualunque modo e dovunque si scelga di indossare l’abito bianco (o di non indossarlo affatto!) ciò che davvero conta è trovare il modo di rendere speciale un momento importante, immortalarlo nel tempo, per conservarlo nei ricordi e tirarlo fuori quando il grigiore della vita quotidiana richiederà un po’ di colore per risultare meno asfissiante. Magari non sarà stato quello, alla fine, il giorno più bello della vita: ma se ripensarci farà scappare un sorriso l’obiettivo sarà stato comunque raggiunto.

Articolo originariamente pubblicato su Il Mondo Rivista

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