Cold Case

Serial Killer – Bible John

Una sala da ballo gremita di persone, due sorelle che festeggiano Halloween e una mano che ruba loro l’alba: Bible John è, ancora oggi, il “fantasma” più spaventoso della Scozia

Scozia, Halloween 1969. La Barrowland Ballroom era la sala da ballo più rinomata di Glasgow, meta perfetta per una notte di baldoria come quella del 31 di ottobre. Sorgeva in una zona mercantile nella parte più orientale del centro città e aveva una storia piuttosto lunga: nel periodo della Seconda Guerra Mondiale era stata molto frequentata dai militari americani stanziati in città, era una piccola oasi di pace in un periodo fosco, ma nel 1958 era stata rasa completamente al suolo da un incendio. Aveva riaperto i battenti nel 1960 ed era stata riconsegnata alla città, meta prediletta per un venerdì sera prefestivo. Non era la prima volta che Helen Puttock andava a ballare al Barrowland: quel 31 di ottobre la accompagnò sua sorella Jean. Le due ragazze ballarono, bevvero e fecero amicizia con due ragazzi che non avevano mai visto prima: entrambi, quando si dice la sorte, si presentarono come John. Il primo dichiarò di venire da Castlemilk, mentre l’altro, più ombroso e misterioso, non rivelò la propria provenienza. Aveva i capelli rossi, non doveva avere più di 30 anni, era introverso ma gentile; le due sorelle non compresero se si chiamasse “Templeton” o “Sempleson”, un dettaglio che si sarebbe rivelato cruciale in seguito ma che in quel momento non le interessò più di tanto: era una serata di festa, le due giovani donne desideravano solo divertirsi. Rimasero in compagnia dei due ragazzi per oltre un’ora, poi lasciarono il locale per rientrare a casa: il John che aveva dichiarato di provenire dal quartiere di Castlemilk si avviò verso George Square per prendere l’autobus, mentre Helen e Jean divisero un taxi con l’altro giovane uomo. Helen non poteva sapere che quella sarebbe stata la sua ultima corsa.
In seguito, Jean avrebbe dichiarato che durante il viaggio John si era rivelato essere un tipo bizzarro: parlava in modo forbito ma faceva spesso citazioni della Bibbia e quella che in un primo momento avevano scambiato per gentilezza era finita per sembrare più un’affettata lascivia. Non seppe dire, Jean, se fosse stato tutto studiato oppure se la macabra scelta ricadde su sua sorella per un caso fortuito, per un capriccio del destino: il taxi, partito da Glasgow Cross, lasciò prima lei a Knightswood dove viveva, e poi si allontanò in direzione Earl Street, verso casa di Helen. Solo che la giovane scozzese non arrivò mai a destinazione. La mattina dopo il suo corpo fu trovato nel giardino posteriore: era stata stuprata e strangolata, il contenuto della sua borsa era stato sparpagliato sull’erba ma la borsa stessa mancava. C’erano macchie d’erba sui piedi della vittima, segno che probabilmente aveva tentato di combattere contro il suo assassino, e sulla gamba aveva il segno di un profondo morso. Quello che la famiglia Puttock ancora non sapeva, ma che presto avrebbe scioccato tutta la Scozia, era che Helen non era la prima vittima di quello che, grazie alla descrizione fornita da Jean, sarebbe stato rinominato dai media “Bible John”: un serial killer che aveva già ucciso due donne, entrambe conosciute proprio alla Barrowland Ballroom.

La Barrowland Ballroom di Glasgow, nota come Barrowlands, oggi: da sala da ballo, oggi ospita concerti

La scia di sangue era iniziata il 23 febbraio del 1968, la prima vittima si chiamava Patricia Docker. Era un’infermiera, aveva 25 anni. La sera prima dell’omicidio era andata a ballare dapprima alla Majestic Ballroom in Hope Street, dove era stata organizzata una serata over 25, dopodiché si era spostata al Barrowland probabilmente per seguire alcuni amici. Qui aveva conosciuto il killer, o almeno così ipotizzavano gli inquirenti. Era stata trovata strangolata, l’autopsia aveva rivelato che era stata stuprata prima di morire. Il cadavere era stato abbandonato in un vicolo dietro Carmichael Place, a pochi metri dalla casa della vittima, in Langside Place. La sua borsa era stata rubata, così anche i suoi vestiti, e nonostante i lunghi mesi di indagini i reperti non vennero mai ritrovati.
Nel giorno di Ferragosto del 1969, di nuovo un venerdì, venne trovata la seconda vittima. Si chiamava Jemima McDonald, aveva 32 anni, era madre di tre bambini: qualche ora prima di morire era andata a ballare al Barrowland. Il suo corpo era stato trovato dai suoi figli, poco lontano da casa, fuori da un vecchio palazzo in MacKeith Street. Era stata picchiata, stuprata, strangolata: era sempre lo stesso schema, che si ripeteva nauseante, senza che i detective potessero in alcun modo anticiparlo. In questo caso, come riferì in seguito ai media la sorella della vittima, Margaret, c’erano dei testimoni: avventori della sala da ballo che dichiararono di aver visto Jemima lasciare il locale con un uomo alto, magro, con i capelli rossi, e una vicina di casa che aveva sentito delle urla provenire dal palazzo. Jemima venne trovata vestita ma la sua borsa era scomparsa nel nulla: proprio come le altre. Questi elementi divennero cruciali quando la fotografia di Helen Puttock andò ad unirsi alla sinistra collezione. I punti in comune tra gli omicidi erano insindacabili: tutte e tre le vittime erano morte di venerdì, tutte avevano conosciuto il killer alla Barrowland Ballroom e a tutte e tre era stata rubata la borsa vuota; era significativo, perché l’assassino aveva voluto dimostrare di non essere un ladro e la borsa senza oggetti di valore al suo interno non era che un trofeo, portato via per “celebrare” la sua impresa. C’erano altri due dettagli, persino peggiori: tutte e tre le donne erano state uccise a pochi metri dalle loro abitazioni e tutte avevano le mestruazioni quando erano morte. Vicino ai cadaveri vennero ritrovati assorbenti igienici. L’identikit fornito dalla sorella di Helen fu smentito dai buttafuori della sala da ballo, i quali dichiararono che l’uomo con cui Puttock se n’era andata era “basso, distinto e aveva i capelli neri” e, dal momento che Jean era ubriaca la notte dell’omicidio, la polizia ritenne in un primo momento la parola degli uomini di guardia al locale più affidabile. Tuttavia anche i testimoni del caso McDonald avevano parlato di un uomo dai capelli rossi e c’era stato un avvistamento, una persona che sembrava combaciare con la descrizione di Jean e che era stato visto scendere da un bus a SauchieHall Street intorno all’una e mezza di notte, trasandato e con dei graffi sul volto, e poi incamminarsi verso la ferrovia per attraversare il fiume Clyde, nella zona meridionale della città. Jean Puttock diventò la testimone chiave del caso Bible John e il suo identikit divenne uno dei ritratti più famosi nella storia della Scozia. Partendo dalle segnalazioni vennero interrogate più di mille persone: fu la più grande caccia all’uomo che il Paese avesse mai visto, con oltre 100 investigatori impegnati sul caso. Venne istituita persino una task force di 16 detective che si mescolarono tra la gente al Barrowland e nelle altre sale da ballo della città pensando che il killer avrebbe colpito ancora. Non accadde mai: secondo alcuni l’omicida era morto, secondo altri era finito in prigione per altri motivi, o magari era stato internato in un ospedale psichiatrico e non era stato riconosciuto come Bible John. Ci furono ovviamente dei sospettati più papabili di altri. Il nome di Peter Tobin, condannato nel 2007 per l’omicidio della studentessa Angelika Kluk, fu il più gettonato. Tobin somigliava all’identikit di John, aveva conosciuto sua moglie al Barrowland nello stesso anno in cui erano cessati gli omicidi e le sue ex mogli lo avevano accusato di scatti di violenza legati al ciclo mestruale. Era, inoltre, cattolico praticante. Tuttavia la testimone chiave, Jean Puttock, dichiarò che non era lui ad aver preso il taxi con lei e sua sorella quella notte: ed era lei l’unica ad aver mai guardato in faccia l’assassino ed essere sopravvissuta per raccontarlo, quindi venne creduta.

La Barrowland Ballroom esiste ancora. Oggi ospita concerti di artisti di fama mondiale e può accogliere fin quasi duemila persone. Duemila cuori che cantano all’unisono con le loro star preferite, mentre l’eco spettrale della loro gioia si riverbera su muri gelidi che non possono parlare ma nella cui storia è vergato con sangue innocente il nome di un assassino che non ha mai pagato per le vite che ha spezzato.

Originariamente riprodotto su Il Mondo Rivista

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