Lauren Agee muore durante il WakeFest del 2015: viene trovata nel lago ma non è annegata
Cos’è il “sesto senso”? Secondo un team di ricercatori del California Institute of Technology quello che comunemente chiamiamo sesto senso altro non è se non la capacità delle specie viventi di percepire il campo magnetico terrestre, una sorta di bussola interna che guida per esempio gli uccelli nelle migrazioni. Naturalmente molte volte quella sensazione non è che una trappola mentale: spesso una sensazione negativa è solo dovuta ad ansia e preoccupazione. Nel caso di un genitore che guarda un figlio uscire di casa questo è probabilmente ancora più vero, eppure… il 24 luglio 2015 quando Sherry Smith accompagna sua figlia Lauren fuori casa viene colta da un brutto presentimento, che si intensifica quando la ragazza fa per salire sulla macchina della sua amica, Hannah Palmer. La richiama indietro, nel disperato tentativo di trattenerla a sé: “un altro abbraccio”, prega. Possiamo immaginarla facilmente Lauren Agee, perché tutti ricordiamo come siamo stati a 21 anni: possiamo vederla alzare gli occhi al cielo, sbuffare, tornare indietro per abbracciare frettolosamente quella mamma ansiosa e magari anche mollarle un bacio distratto sulla guancia prima di fuggire via. Direzione Wakefest, un festival che viene organizzato annualmente al Center Hill Lake nel Tennessee e riunisce gli appassionati di wakeboarder, sport acquatico nato dalla fusione tra lo sci nautico e lo snowboard. Il festival richiama moltissimi giovani che passano le lunghe giornate assolate e le notti umide divisi tra i bar e i prati, a ballare con gli amici e a bere alcolici. Lauren era una ragazza gioiosa, piena di vita, ma anche molto responsabile: aveva una famiglia solida e affettuosa alle spalle e un ragazzo che in seguito sarebbe stato definito un vero “golden boy”. Hannah era, in compenso, una persona molto diversa. Più frivola, meno diligente; Lauren diceva di lei che era una vera “party girl”, sempre ubriaca, sempre in giro con un ragazzo diverso, sempre senza un piano. Non dovrebbe sorprendere perciò che all’arrivo Lauren avesse scoperto che l’amica non aveva affatto prenotato un bungalow: entusiasta, Hannah le rivelò che avrebbero campeggiato in cima al promontorio che si affacciava sul lago, un luogo impervio e difficile da raggiungere, a cui si accedeva tramite un breve passaggio in canoa e poi un’arrampicata muniti di corda fissata alla roccia. Pericoloso di giorno, figuriamoci di notte; pericoloso da sobri, figuriamoci da ubriachi. In seguito sarebbero state dette molte cose circa la scelta fatta da Lauren: sapeva, non sapeva? Ricostruendone la personalità dai racconti di familiari e amici pare difficile pensare che una ragazza come lei si sarebbe lanciata in un’avventura simile portandosi dietro solo un paio di infradito e un caricabatterie, che non le sarebbe servito a nulla se non fossero state in un bungalow munito di elettricità. Lauren aveva 21 anni quindi potrebbe anche esser stata tentata dall’avventura: ma era una giovane donna piena di progetti e salda sulle gambe. Aveva vinto una borsa di studio per la danza alla Bethel University ma aveva rinunciato perché voleva studiare giustizia penale alla Vol State di Gallatin. È difficile pensare che avrebbe volontariamente deciso di andare a campeggiare in cima a un dirupo senza portarsi dietro nemmeno un paio di scarpe da ginnastica. Comunque così fu. Sul lago, Lauren scoprì anche che Hannah aveva invitato il suo fidanzato, Aaron Lilly,e il suo amico, Christopher Stout. Non solo: venne fuori che due di loro avrebbero dormito in una tenda ma che gli altri due – Lauren e Christopher – sarebbero invece stati su un’amaca appesa tra due alberi sul ciglio della scogliera. Dondolando nel vuoto. In seguito un’amica di Agee, una giovane donna di nome Cassie, avrebbe raccontato alla polizia che Lauren le aveva chiesto rifugio nel suo bungalow il sabato sera ma che lei non aveva posti disponibili e, sottovalutando la richiesta di aiuto, le aveva negato la possibilità di rimanere con lei. Per ricostruire quel sabato maledetto si può solo comporre un puzzle fatto di testimonianze, di silenzi e di prove sommarie. Sappiamo che verso l’ora del tramonto Lauren ha raggiunto un bar con i tre amici e che appariva perfettamente in possesso delle proprie facoltà, anche se in seguito verrà detto che nel pomeriggio aveva sbattuto la testa su uno scoglio e perso i sensi per qualche secondo; sappiamo che ha bevuto abbastanza da essere alticcia ma che non era abbastanza ubriaca da non chiedere aiuto a Cassie perché non voleva tornare sul promontorio con gli altri; sappiamo che intorno alle due del mattino ha ripreso la strada per il lago, perché un poliziotto in borghese – Chris Yarchuk – l’ha vista allontanarsi: sappiamo che è salita sulla canoa di Aaron e che in qualche modo è arrivata in cima alla scogliera, perché lì sono state trovate il giorno dopo le sue infradito e i suoi effetti personali, cellulare compreso. Ma da quel momento sulla vita di Lauren Agee cala un’ombra che non è ancora stata dissipata. Domenica 26 luglio intorno alle cinque meno un quarto del pomeriggio un pescatore, sul lago con il figlio, vide un paio di pantaloncini rosa che risaltavano a pelo d’acqua. Bastò avvicinarsi ancora un po’ per scoprire il cadavere di Lauren. Era abbandonato in una baia lontana dal promontorio su cui si era inerpicata la sera prima. Il medico legale stabilì che il corpo era in acqua da molte ore ma né Hannah né gli altri erano andati a cercarla o avevano segnalato la sua scomparsa. Comparvero quando ormai il cadavere era stato ritrovato e raccontarono storie contraddittorie: secondo Aaron la ragazza non era mai tornata al campo con loro, ma il poliziotto del festival, Yarchuk, lo smentì perché li aveva visti. Hannah sostenne invece che di notte Lauren si era allontanata in barca con altri ragazzi. Chris dichiarò infine che si era alzata dall’amaca mentre lui dormiva per andare in bagno ed era caduta. Anche questa ipotesi venne smentita definitivamente quando la mamma di Lauren assunse un’investigatrice privata, Sheila Wysocki, che fece innumerevoli simulazioni dal punto in cui la ragazza era scomparsa e dimostrò che non sarebbe stato possibile né finire in acqua né tantomeno arrivare alla baia dove era stata trovata cadendo da lì. Sul corpo di Lauren erano stati trovati segni strani: aveva le dita delle mani rotte, lividi ed emorragie interne, strani segni sul petto che sembravano morsi e pochissima acqua nei polmoni, segno che non era morta annegata. Non controllarono mai se fosse stata stuprata e, nonostante le incongruenze, venne dichiarato che quei segni erano dovuti alla caduta. Eppure, l’amica che aveva negato la sistemazione in bungalow a Lauren, Cassie, e che era anche la ex di Aaron,andò alla polizia e disse che il ragazzo era un violento, che tra loro era finita perché lui la picchiava, le faceva del male, la mordeva persino. Mostrò le foto, disse che temeva fosse accaduto qualcosa di terribile a Lauren. Non venne creduta da nessuno, se non dalla mamma della vittima. C’era qualcosa di strano e fumoso nella figura di Aaron: era stato lui a prendere in mano la situazione, aveva imposto a tutti di stare zitti e lasciar parlare lui davanti alla polizia, aveva minacciato i poliziotti stessi, e nel corso di una videochiamata tra Sherry e Hannah, aveva telefonato sul cellulare ad Hannah e le aveva intimato di “stare zitta e attenersi alla storia”, frase che Sherry aveva udito e reso pubblica. Nessuno fece niente nemmeno questa volta, nessuno si interrogò nemmeno sul fatto che gli effetti personali di Lauren fossero scomparsi: erano lì quando la polizia aveva setacciato la zona la prima volta ma quando Sherry chiese di riavere il cellulare, gli indumenti, il sacco a pelo e le infradito della figlia le dissero che erano scomparsi.
Aaron e Hannah si sono sposati e sono andati a vivere in California.
Christopher è finito in galera per guida in stato di ebbrezza.
Lauren giace senza giustizia in una bara sotterrata durante un funerale a cui nessuno dei tre “amici” ha presenziato.
Il sesto senso è una cosa preziosa, forse un mito, forse una leggenda. Più probabilmente è un’intuizione legata a una sensazione di pericolo cui diamo poco conto: un sorriso falso, uno sguardo malevolo, un pugno chiuso. Forse non sapremo mai cosa sia successo a Lauren Agee. Rimarrà di lei l’immagine del suo sorriso mentre saliva sull’auto parcheggiata in fondo al vialetto di casa e si voltava a guardare sua madre, che la richiamava indietro per un altro abbraccio. Un ultimo, forte, doloroso abbraccio.
Originariamente riprodotto su Il Mondo Rivista
