Agatha Christie me l’ha fatta un’altra volta.
Pensavo non ci potesse essere un giallo più geniale di Dieci piccoli indiani (di cui vi ho parlato qui) e invece Assassinio sull’Orient Express è risultato addirittura migliore!
Nuovamente, fin dalle prime pagine è scattato il magnetismo: una volta iniziato non sono riuscita a smettere, e complice anche le dimensioni ridotte del romanzo, ho divorato l’indagine fino all’ultima sorprendente pagina.
No, non ho capito chi fosse l’assassino finché quel geniaccio di Poirot non me l’ha spiegato con calma e pazienza, e sono rimasta non solo molto sorpresa (come mi capita spesso con i thriller, a dimostrazione del fatto che probabilmente non sarei un’abile criminologa) ma anche decisamente soddisfatta.
Non c’è mai niente di scontato con Agatha Christie, ed è una delle cose che apprezzo di più. Inoltre il suo stile non è mai troppo crudo o spaventoso, perciò penso davvero che con questi suoi brevi romanzi potrebbe essere “l’anello mancante” tra chi ama il genere e chi invece lo evita perché lo teme.
La trama

Hercule Poirot, dopo aver risolto un caso molto particolare in Siria, riesce ad ottenere l’ultimissimo posto libero in una carrozza completamente prenotata dell’Orient Express, il treno che parte da Istanbul e finisce la sua corsa a Calais.
Durante il primo giorno di viaggio viene avvicinato dal signor Ratchett, un ricco americano che chiede il suo aiuto perché è convinto che qualcuno lo stia seguendo e progetti di ucciderlo. Poirot rifiuta l’incarico: c’è qualcosa in quell’uomo che non lo convince.
Il sesto senso dell’investigatore non sbaglia: quando il treno si ferma, bloccato da una tempesta di neve, i passeggeri scoprono che Ratchett è stato assassinato, pugnalato a morte non una, ma ben dodici volte.
Fin dal principio il caso sembra complicato: le pugnalate sono tutte diverse una dall’altra, tracciare un primo profilo psicologico del colpevole risulta davvero difficile. Potrebbe essere un uomo, una donna, mancino o meno, forte o debole; tutto ha senso e niente lo ha.
Eppure l’assassino c’è ed è evidente, ma finché Poirot non deciderà che dovete saperlo, non lo saprete mai.
La costruzione del libro
Un’altra cosa molto particolare a mio avviso è la costruzione fisica del romanzo: la divisione in capitoli è organizzata come una sorta di fascicolo del caso, come se il lettore avesse tra le mani gli appunti del detective e fosse chiamato a risolvere l’enigma.
La divisione in tre parti è così fatta:
- parte prima: i fatti
- parte seconda: le deposizioni. Quindici capitoli con le dodici testimonianze dei passeggeri dell’Express, il riassunto delle stesse e la ricerca dell’arma del delitto e del bagaglio dei passeggeri.
- parte terza: le riflessioni. Letteralmente, Poirot si siede e riflette sul caso, immaginando istante per istante l’ultima notte di Ratchett e arrivando così alla conclusione.
Come già detto per Dieci piccoli indiani, e come avevo già notato ne Il Natale di Poirot e C’è un cadavere in biblioteca, la Christie ha la capacità (per niente banale) di rendere vividi e credibili i suoi personaggi. Non è così scontato, perché a parte la figura del protagonista, spesso non riesce nell’intento nemmeno chi ha molte più pagine di racconto a disposizione. Invece, superata la confusione iniziale dei primissimi capitoli quando i nomi si inseguono sovrapponendosi, ben presto nella mente di chi legge si delinea una mappa precisa che si srotola e si arricchisce di particolari istante dopo istante.
Insomma, sia che siate appassionati di gialli, sia che desideriate approcciarvi al genere per la prima volta, Agatha Christie è la scelta giusta. Non c’è la corsa a cardiopalma verso la verità che trovate in libri come La casa delle voci o Chi è senza peccato, e non c’è la sete di sangue di Kill Creek o L’uomo dei sussurri; si tratta di un ottimo thriller dalle tinte meno fosche ma geniali, adatto proprio a tutti. E chissà, magari adatto per iniziare ad affrontare questo genere per la prima volta!
