Leggere Jane Austen, devo dire, è sempre un gran piacere.
Amo molto i suoi romanzi, le sue protagoniste, le atmosfere che crea, le descrizioni. Personalmente, il modo in cui vengono fatte le descrizioni dei luoghi e delle situazioni influisce moltissimo sul giudizio finale: e ho trovato pochissimi autori all’altezza di Jane Austen in questo.

Sarà che spesso, leggendo i suoi romanzi, ho la sensazione di parlare con un’amica. Un’amica di quelle che sanno esattamente come imbastire una storia perché non ti venga a noia. I suoi romanzi sono a un tempo delicati, eleganti, moderni, frizzanti e ironici. Ho riso molto di più con le compassate descrizioni della società di Jane Austen che con molte altre battute schiette in libri che si proponevano proprio di far ridere.
Ragione e sentimento è uno dei miei preferiti in assoluto, l’ho amato forse ancora più di Orgoglio e pregiudizio, e l’ho riletto con piacere nella nuova bellissima edizione che vedete in foto (Storie senza tempo, Cranford collection, in edicola).
Ho apprezzato di più il finale ad una seconda lettura. Infatti, quando ho letto questo romanzo la prima volta le ultime pagine mi erano sembrate arbitrarie, affrettate, quasi “incollate” a caso, in un secondo momento. Leggendo questa edizione invece, la sensazione di estraneità si è attenuata: forse perché ho fatto più caso ad alcuni particolari, che di primo impatto necessariamente sfuggono.
Le sorelle Dashwood e le emozioni
Protagonista assoluta di Ragione e sentimento è Elinor Dashwood: figlia maggiore del secondo matrimonio di Henry Dashwood, diventa la colonna portante della sua famiglia dopo la morte del padre, quando il fratellastro, ricevuta la maggior parte della cospicua eredità del genitore, dimentica la promessa fatta al padre di badare alle sorellastre e alla matrigna e, complice una moglie davvero poco sensibile, trasforma la casa patronale in un incubo fintamente rispettabile per le donne.
Mrs Dashwood e le sue figlie, Elinor, Marianne e la piccola Margaret, fanno i bagagli e si trasferiscono in un cottage in campagna, a Barton Cottage, nel Devonshire.
Elinor è la mente, la razionalità della casa: sa sempre come comportarsi, placa i suoi ardori e le sue incertezze e fa fede solo su sé stessa, sui propri principi morali, sulla sua capacità di pensiero e giudizio. È colta, educata, diplomatica: in una parola, una donna moderna che solo in apparenza risponde ai requisiti imposti alle donne del suo tempo.
Anche sua sorella Marianne è molto intelligente, ma non ha un briciolo di controllo: è vittima delle sue passioni, l’amore la consuma fino a ridurla in cenere, la felicità la rende così disperatamente euforica da farle dimenticare la decenza, il dolore la scuote fin nelle profondità del suo animo e la rende incapace di reagire al minimo stimolo esterno.
Le due sorelle, su cui si concentra il romanzo, si compensano, ma si ha subito la certezza che sebbene entrambe guadagnino qualcosa dalla vicinanza dell’altra, è senz’altro Marianne quella che sarebbe perduta senza il senno della sorella.
La pacatezza di Elinor, la sua dolcezza e la sua sobrietà, conquistano il lettore fin dai primissimi capitoli: il modo in cui ama, in cui è disposta a soffrire senza mai perdere il proprio orgoglio, e la presa salda con cui governa la nave della sua famiglia anche quando quella sorella appassionata è così preda dei mareggi del suo cuore, è esemplare.
La società delle sorelle Dashwood
Il mondo di Elinor e Marianne si colora di personaggi davvero particolari, che a tratti divertono, a tratti esasperano, e spesso fanno ridacchiare il lettore per la sottile arguzia con cui sono presi in giro dall’autrice.
- Sir John e Lady Middleton: i lontani cugini di mrs Dashwood sono due personaggi ricorrenti nel romanzo. Lui è l’uomo che molto gentilmente offre Barton Cottage alle signore, venuto a sapere che cercavano una nuova dimora; chiacchierone, estroverso, un ottimo ospite, anche: desidera sempre avere qualcuno intorno, ed Elinor ci mette molto poco a capire il perché. Lady Middleton è elegante, educata e.. vuota. In lei non c’è niente: è cortese ma ignorante, è elegante ma priva di gusto di ogni tipo, non ha mai niente da dire e non sa fare alcunché se non viziare i suoi insopportabili figli.
- Mrs Jennings: madre di Lady Middleton, è una ricca vedova con la passione per i pettegolezzi. A onor del vero è un’amica gentile per le protagoniste… a patto che queste le diano sempre qualcosa di cui sparlare, ovviamente.
- Mr e Mrs Palmer: seconda figlia di Mrs Jennings e dunque sorella di Lady Middleton, e silenzioso e scortese consorte. Compaiono nella seconda metà del libro e sono l’esempio perfetto del matrimonio perfetto dell’epoca: lei bella ma sciocca, lui serio e fintamente severo, perché dietro quella sua severità nasconde il vuoto dell’animo. Elinor capirà ben presto che questo è quello che succede quando un uomo senza giudizio sposa una donna che in dote porta solo soldi e bellezza, ma nulla più.
- John e Fanny Dashwood: lui è il terribile fratellastro ipocrita, lei la sua stupida moglie. Attaccati al denaro come tutti coloro che pensano sia l’unica qualità in base alla quale valutare le persone, dapprima rifiutano il loro aiuto alle sorelle e poi giudicano le loro relazioni sociali approvando solo quelle con persone -e uomini!- molto più facoltosi di loro.
- Edward Ferrars: molto innamorato di Elinor, è un ragazzo dolce e timido, molto intelligente e vittima tuttavia della madre, che lo minaccia con l’eredità per fargli contrarre un matrimonio di cui lei possa andar fiera.
- John Willoughby: l’amore appassionato di Marianne, un uomo dal passato oscuro e discutibile, con vani principi che risulteranno presto ipocriti.
- Il colonnello Brandon: il vero protagonista maschile del romanzo, molto amico di Elinor, uomo d’un pezzo, è lui la luce in fondo al tunnel d’oscurità della società inglese del suo tempo.
