
Avevo questo libro in libreria da almeno quindici anni, probabilmente di più. È stato un regalo di compleanno di quand’ero bambina, potevo avere bah, una decina d’anni.
Era il periodo in cui era uscito Harry Potter, una storia che prima o poi vi racconterò (un’amica di famiglia mi ha regalato Il prigioniero di Azkaban senza sapere che si trattasse di una saga, perciò per intenderci la mia avventura ad Hogwarts è iniziata così, dal capitolo tre), fatto sta che ero tutta presa dal maghetto con gli occhiali perciò non ho molto considerato la storia di Lyra.
L’ho dimenticata su uno scaffale e lì è rimasta, a prendere polvere, per diciotto anni.
Nel frattempo ho traslocato due volte. Lyra è finita in due scatoloni diversi, prima in un salone d’auto e poi in una casa di campagna. Ha riavuto il suo posto sulla mensola sopra il letto, e poi è finita in una valigia in mezzo al mare, ed è rimasta dimenticata nell’armadio di una cabina troppo piccola nei lunghi mesi che ho passato lavorando a bordo.
È tornata sul suo scaffale e ha scoperto di avere compagni nuovi: Matilda e Il GGG erano finiti in una mensola più alta, ancor più dimenticati di lei, Il club delle baby sitter non riusciva più a vederlo e il battello a vapore sembrava esser salpato definitivamente.
Due tesi di laurea le son finite coricate accanto. I poster dei Backstreet Boys sotto di lei son stati tolti e son comparse più foto di quante ne avesse mai viste prima.
Sono sicura che si sia convinta che il suo turno non sarebbe arrivato mai.
Poi è iniziata la pandemia.
Ora, non lo so cosa Lyra abbia pensato quando la casa si è ripopolata per non svuotarsi mai, ma di certo avrà alzato gli occhi al cielo quando è stata spostata di nuovo per finire sul mio comodino.
Riaprendo il libro ho scoperto che le pagine erano ingiallite e consumate al punto che le prime si erano staccate, chissà quando, lungo il percorso.
Vendono tantissime belle edizioni che contengono tutta la trilogia, ma ho fatto spallucce e ho finalmente infilato il naso tra quelle pagine che odorano di una vita trascorsa sugli scaffali di una buona metà del mio mondo.
Non farò una recensione critica de La Bussola d’Oro perchè trovo che certi libri vadano solo amati, vissuti, consumati. Questo è uno di quelli.
E poi non potrei essere obiettiva: c’è troppo di me in queste pagine perché possano non influenzare il mio giudizio.
Dirò solo che l’ho finalmente finito di leggere e l’ho trovato meraviglioso: ho trovato dei personaggi indimenticabili e ho pensato che Philip Pullman è uno dei pochi autori ad aver capito che non bisogna parlare ai bambini come se fossero creature stupide. Nelle sue pagine c’è tutto: amore, fragilità, dolore, morte, coraggio, abbandono, viltà.
Mi sarebbe piaciuto se l’avessi letto all’epoca, ma probabilmente non avrei avuto modo di apprezzarlo e comprenderlo come ho fatto adesso.
Chissà forse c’è un tempo per tutto, e anche quando non lo comprendiamo, le priorità che diamo tracciano un percorso sul quale siamo destinati a ritrovarci, prima o poi, e fermarci a ricordare, quando la vita fuori dalla finestra è un po’ più dura di prima, che abbiamo già attraversato tante tempeste e che a un certo punto, prima di quanto ci aspettiamo, ci troveremo di nuovo a camminare sull’arcobaleno.
Mano nella mano.

Effettivamente “Queste Oscure Materie” (la saga de “La Bussola D’Oro”) sono tre libri abbastanza impegnativi e che meritano molto del nostro tempo!
Hai fatto bene a iniziare a leggerla, e faresti meglio a continuarla perché il bello deve ancora venire…
Bel blog, comunque! Iscritto! (Se ti va ricambia!) 😉
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