Recensioni

Piccole Donne

Piccole Donne è un classico d’altri tempi, una carezza confortevole come quella di una mamma.
È un libro che ho riscoperto in questa bellissima edizione della Cranford Collection, ma che aveva già fatto parte della mia infanzia (come si può notare dalla foto).

74841E9B-B5D8-48B2-BCA2-8DA4C9AB81B4

La trama di Piccole Donne

Ambientato in una cittadina del New England durante la guerra di secessione americana, il libro racconta la storia delle sorelle March, le “piccole donne” a cui fa riferimento il titolo.

La maggiore è Margaret, detta Meg: saggia e molto bella, Meg ha sedici anni e, particolarmente consapevole delle rinunce a cui la sua famiglia è andata in contro dopo l’inizio della guerra, sogna un futuro lussuoso. Risulta un po’ vanitosa, ma è consapevole dei difetti del suo carattere e cerca in ogni modo di combatterli.

A distanza di un anno dalla maggiore, è nata Josephine, detta “Jo”: è l’alter ego dell’autrice, Louisa May Alcott, ha quindici anni, una lunga e folta chioma di capelli neri e una vera e propria passione per la scrittura. È la sorella più originale e intraprendente, determinata e passionale, a volte troppo: la sua tendenza a infervorarsi per ogni sentimento, buono o cattivo, la rende talvolta davvero crudele.

Le più piccole sono la dolce Elizabeth, detta Beth, e la vanitosa Amy: tredici anni la prima e solo dodici la seconda. Beth è il cuore di casa: figlia modello, sorella affettuosa, piccola donnina di casa con un grave problema di timidezza che compromette tutti i suoi rapporti sociali. Amy invece è la più graziosa delle sorelle, ma è troppo conscia di questo fatto: la sua vanità è così acuta da essere l’unica cosa che realmente conta per lei, e ciò la rende indisponente al lettore fin dalle prime righe del romanzo.

La trama segue un anno di vita delle sorelle March, dal primo Natale passato senza il padre, sotto le armi, a quello successivo, in cui la famiglia finalmente si ricompone. Nel frattempo succedono moltissime cose, tutte votate ad un unico obiettivo: rendere le sorelle migliori, più grandi, più consapevoli di sé stesse.

Poetica

BA146B81-4EE0-4525-9E2C-411D08F41A60

La scrittura di Piccole Donne è una poesia. Personalmente trovo che questo tipo di candore idilliaco si trovi solo nei classici: è difficile che i romanzi “moderni” abbiano la stessa pulizia e lo stesso ritmo (anche se forse si potrebbe mettere un asterisco per Alison Weir, particolarmente brava in questo senso).

Ho molto amato la suddivisione del libro: l’inizio, come una sorta di “zona franca” allestita in un salotto la notte di Natale, ci permette di conoscere le sorelle March e la situazione in cui vivono. L’assenza del padre partito per il fronte è una ferita aperta, ma la preziosa figura della madre, che è compagna, amica e confidente, dà conforto a tutte loro.
Superato l’inizio, ogni capitolo è un episodio a sé stante, ambientato durante un dato periodo dell’anno: sono come tante piccole storie nella storia, spesso con protagonista una sorella diversa; il tutto si amalgama poi insieme perfettamente, fino al lieto fine nel medesimo salotto di cui sopra, che fa “calar il sipario” sulla famiglia March.

Piccole Donne oggi

Se fosse scritto oggi, Piccole Donne verrebbe probabilmente bollato come libro un po’ bigotto: è un vero romanzo di formazione, improntato ai buoni principi che mamma March cerca di trasmettere alle figlie; la morale è sempre positiva e a tratti sembra di leggere una favola.
E tuttavia è innegabile che c’è una sorta di modernità di fondo nelle storie delle sorelle March, proprio grazie alla caratterizzazione che si fa dei personaggi: le ragazze hanno pregi che imparano a evidenziare e difetti contro cui combattono duramente.

Se è vero che è immediata l’empatia con la vivace e intraprendente Jo, altrettanto veritiero è l’affetto che ho provato per la piccola Beth, l’antipatia per “la prima Amy”, che poi migliora notevolmente con i capitoli, e devo dire, ho trovato una certa sintonia anche con la bella Meg, che vorrebbe più di quello che ha e allo stesso tempo ha paura di desiderarlo, conscia che (più modesta di Jo) deve già ringraziare per quello che il destino le ha donato fino a quel momento.

Ho amato ogni pagina. Il capitolo più doloroso è stato quello della malattia di Beth; il più emozionante, ovviamente, il finale.

Piccole Donne è un romanzo che fa bene: alla testa, al cuore, all’animo. Un romanzo che va riletto, ogni tanto, non solo per la gioia di farlo ma perché ha sempre qualcosa da insegnare.
O da ricordare: cosa ancora più importante.

Lascia un commento