
Nessuno, è la risposta alla domanda che Jane Harper pone nel titolo del suo primo romanzo.
Chi è senza peccato è un thriller, un poliziesco dalle tinte aride e fosche come il paesaggio australiano che fa da sfondo alla tragica storia di Aaron Falk, un poliziotto dal passato tormentato che sperava di aver abbandonato per sempre il paese della sua infanzia.
Fin da subito il lettore viene trascinato all’interno delle pagine del libro: le descrizioni del paesaggio sono così vivide e particolareggiate da dare l’impressione di vedere le lunghe distese di terra arida davanti alle fattorie, di sentire il caldo sulla pelle e di respirare nell’aria afosa i segreti che Kiewarra, il paese al centro della vicenda, nasconde.
Chi è senza peccato, la trama
Aaron Falk è nato e cresciuto in un piccolo villaggio nell’entroterra australiano, Kiewarra. Allevato dal padre, dopo la morte a causa di complicazione post-parto della madre, ha imparato i valori della terra e ha coltivato le sue piccole certezze: il migliore amico Luke, l’amica di sempre Eleanor, e più da ragazzino ha assaporato l’adolescenza quando nel gruppo è entrata la bionda e seducente Gretchen.
Ma al di là delle curve della spiritosa nuova amica, Aaron ha sempre avuto un debole per la riservata Eleanor Deacon: Ellie ha lunghi capelli neri, uno sguardo triste, un’intelligenza piccata e un passato duro alle spalle. Un padre scorbutico, un cugino invadente, una madre scomparsa nel nulla, in fuga dal marito violento. Aaron non è l’unico ad amare la ragazza, ma è l’unico ad essere da lei ricambiato. Finché Ellie scompare.
Quando, tre giorni dopo, viene trovato il suo corpo nel fiume, la pace di Kiewarra viene spazzata definitivamente via. La ragazza è annegata e ha lasciato dietro di sé solo un biglietto, che ahimé, recita poche parole: “Falk” e la data della sua morte.
Per Aaron e suo padre inizia un vero calvario: il paese li guarda con sospetto, la polizia li interroga, le persone che prima consideravano amiche li attaccano, vandalizzano i loro beni, mandano messaggi minatori.
Aaron non ha un alibi per il giorno della scomparsa di Ellie: è il suo amico Luke a fornirgliene uno, fasullo, che però ripetono fino allo sfinimento. Perché Aaron è innocente e non può dimostrarlo.
Alla fine, la situazione è così grave che padre e figlio sono costretti a fuggire.
Quando Aaron arriva a Melbourne, gli è rimasta solo una certezza: non farà mai ritorno a Kiewarra.
Il destino però opera in modo misterioso e vent’anni dopo, diventato ormai un agente di polizia federale, è chiamato a tornare nel suo paese d’origine. Il suo amico Luke è morto, si è suicidato dopo aver ucciso la moglie e il figlio Billy. L’unica superstite della famiglia è la piccola Charlotte, tredici mesi appena.
I genitori di Luke implorano Aaron di fare chiarezza sulla vicenda: davvero Luke è un’omicida-suicida? Cosa si nasconde dietro la strage della sua famiglia?
E soprattutto, dov’era Luke il giorno in cui, vent’anni prima, Ellie Deacon è scomparsa?
Una girandola di eventi che ruota sempre più veloce e sprofonda il lettore in un baratro infernale, lasciandolo con una sola, amara certezza: nessuno, a Kiewarra, è senza colpe. Oggi come ieri.
Analisi
Aaron Falk, Luke Hadler ed Ellie Deacon sono i perni intorno a cui ruota la storia: una storia di amicizia, di lealtà profonda, di onore e rispetto, di perdita e dolore. Ma anche una storia di insofferenza, di indifferenza, di gelosia, di depressione.
Chi è senza peccato tocca molti temi e lo fa con cognizione di causa: ogni personaggio è ben delineato, radicato nella terra. Il paesaggio ha la stessa importanza di un protagonista e anzi, spesso si ha la sensazione che nessuna storia esisterebbe se non proprio lì, in quella fattoria, tra le piante secche, il fiume asciutto sintomo di una siccità che è molto più metaforica che letterale.
L’assenza di acqua sconvolge le persone, uccide il bestiame, fa morire le piante. Intere coltivazioni perdute: smarrite come la coscienza dei singoli individui, che imbracciano i fucili e danno la caccia ai conigli, e anche questa diventa una metafora. La purezza in fuga dalle peggiori insidie dell’essere umano.
Non è rimasto niente a Kiewarra che possa essere salvato perché non è rimasto nessuno che valesse la pena salvare. L’onda di follia non ha risparmiato nessuno. Nemmeno Billy Hadler, otto anni.
Falk è costretto – e noi con lui – a ripercorrere ciò che è successo quell’ultima stagione trascorsa lì: ad analizzare i propri errori e a guardare oltre l’affetto che velava i suoi occhi per riconoscere quelli degli altri. Oltre l’ambiguità di Gretchen. Oltre la tristezza di Ellie. Oltre i segreti di Luke, che gli ha offerto un alibi e così lo ha reso grato, e la gratitudine gli ha impedito di fargli in vita le domande che vorrebbe fargli ora, che la morte gli ha chiuso la bocca per sempre.
Dov’era Luke, il giorno in cui è morta Ellie Deacon?
Questa domanda pulsa nella testa del protagonista e del lettore, e alla fine la risposta arriva, insieme a tante altre, che collegano il vecchio con il nuovo, con un colpo di scena che è la chiave per sbloccare l’interpretazione del romanzo. Proprio come se fosse un livello di un videogioco.
Il finale è esaustivo e lascia un senso di amarezza, di profondo disagio, di denso stupore che costringe a tornare con la mente a quanto si è appena letto. Non solo in quel momento, ma anche a posteriori: il giorno dopo, la notte dopo. Chi è senza peccato è una storia a cui non si può fare a meno di tornare con i pensieri, chiedendosi “io avrei capito?”.
Nel momento in cui formuliamo la domanda, quasi certamente sappiamo già la risposta.
