Recensioni

Luna Nera

image00002

Tutto fumo e niente arrosto.

Non posso che descrivere così Luna Nera, il primo romanzo di Tiziana Triana.

Una buona idea di partenza e tante aspettative: le streghe di Luna Nera avevano del potenziale, ma la storia sviluppata male, i tanti temi abbozzati e lasciati a ribollire facendo minestrone, i personaggi senza spessore e la banalità eccessiva di alcune (troppe) situazioni, mi portano a dire che questo romanzo non merita l’interesse suscitato con il marketing.

La trama di Luna Nera

Nell’Italia del 1600 la caccia alle streghe trasforma gli uomini in bestie. Ade e suo fratello Valente sono costretti a scappare dal paese in cui abitano quando la ragazza viene accusata di stregoneria. Trovano rifugio nel bosco, in un variegato gruppo di donne che, tutte per ragioni diverse, sono state accusate di stregoneria: le Città Perdute. I Benandanti, uomini che si considerano eletti, danno loro la caccia: le Streghe non hanno altra scelta che nascondersi. Se non fosse che Ade si è innamorata del figlio del nemico, Pietro

Un romanzo scorrevole, ma la facilità di lettura non giustifica tutti i difetti che emergono tra le pagine. Un insieme indistinto di tematiche abbozzate insieme tanto per fare scena. I personaggi sono bidimensionali non hanno forma e non coinvolgono il lettore, le parti storiche sono senza fondamento e le scene di lotta e d’amore mi sono parse così irreali da scatenare l’ironia. Il finale banale e scontato.
Nel complesso una grossa delusione.

Migliore la serie tv lanciata da Netflix a gennaio 2020.

Lascia un commento